Matteo Forte, consigliere di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia, condivide l’appello del direttore Maurizio Belpietro per una manifestazione della cosiddetta gente per bene. Nel suo intervento, pubblicato da Milano Post, Forte sostiene però che non sarebbe sufficiente organizzare una semplice marcia: servirebbe una mobilitazione capace di riaffermare i valori che, a suo giudizio, appartengono alla storia occidentale.
Il ragionamento prende le mosse dalle proteste esplose a Milano contro il caro vita e dagli episodi di devastazione e saccheggio attribuiti a gruppi di giovanissimi. Nel testo vengono citati supermercati e negozi di catene sportive tra gli esercizi colpiti. Forte accosta la situazione attuale alla rivolta descritta nei Promessi sposi, ricordando la folla milanese che protestava per l’aumento del prezzo della farina.
La lettura del fenomeno
Secondo il consigliere lombardo, la violenza non dovrebbe essere liquidata come una manifestazione di irrazionalità o di semplice follia. Richiamando le analisi del filosofo francese André Glucksmann sui casseurs e sulle banlieue, Forte parla di giovani che costruirebbero per sé un futuro segnato da "ceneri e macerie". La tesi proposta è che dietro le aggressioni e le distruzioni vi sia una crisi più ampia, definita come perdita di prospettive e di riferimenti.
Nel mirino dell’autore finiscono i decenni di decostruttivismo e il relativismo culturale, che a suo avviso avrebbero messo in discussione l’universalità di valori come ospitalità, democrazia e diritto. Forte critica inoltre l’uso di un linguaggio ritenuto ostile alla tradizione, alcune posizioni del mondo accademico e mediatico e il wokismo, accusato di voler abbattere simboli della storia. Nel passaggio dedicato all’ambiente, l’ambientalismo viene associato alle azioni di imbrattamento o danneggiamento di monumenti e opere d’arte.
L’appello alle nuove generazioni
Il consigliere collega quindi la crisi culturale anche al calo delle nascite, al dibattito sull’aborto e alla discussione sul valore della vita nelle situazioni di fragilità. Si tratta di una lettura politica e culturale con cui Forte interpreta i comportamenti violenti dei giovanissimi come il risultato di un più generale nichilismo occidentale. Nel testo viene inoltre osservato che la presenza, tra i protagonisti delle violenze, di figli di immigrati nati e cresciuti nei quartieri italiani non cambierebbe la natura del problema: secondo l’autore, quei comportamenti sarebbero maturati all’interno della stessa società.
Da qui la richiesta di una risposta collettiva. Riprendendo l’appello di Belpietro, Forte invita a una mobilitazione di tutti, ma precisa che non dovrebbe limitarsi a un corteo. L’obiettivo indicato è tornare a riconoscere e trasmettere alle nuove generazioni ciò che l’autore considera grande e puro nella storia, per contrastare la deriva distruttiva descritta nel suo intervento.