Mario Calabresi ha descritto una Milano divisa, nella quale convivono realtà sempre più distanti. Il giornalista, che ha espresso la disponibilità a candidarsi alle primarie del centrosinistra in vista delle elezioni del 2027, ha affrontato il tema durante un’intervista a Radio Deejay. La conversazione, però, non era dedicata alla campagna elettorale: al centro c’era il libro Le voci degli altri.
Nel corso del dialogo, Calabresi ha ricordato gli anni trascorsi alla scuola elementare di via Paravia, nella zona di San Siro. Da quell’esperienza è partito il suo ragionamento sulla trasformazione della città e sulla progressiva separazione tra persone appartenenti a contesti sociali differenti.
Il ricordo della scuola di via Paravia
Il giornalista ha spiegato che, quando frequentava quell’istituto, nelle classi si incontravano bambini provenienti da famiglie molto diverse. Tra i suoi compagni, ha raccontato, c’erano il figlio di un uomo che lavorava come stalliere all’Ippodromo e il figlio dell’avvocato di Craxi. Un esempio, nelle sue parole, di una realtà capace di mettere in contatto mondi lontani.
Secondo Calabresi, quella scuola rappresentava una parte di una città nella quale persone con storie e condizioni differenti potevano condividere gli stessi spazi. Gli italiani, ha osservato, sono invece progressivamente scomparsi da quella realtà scolastica, contribuendo a interrompere una mescolanza che in passato favoriva la conoscenza reciproca.
La denuncia sulla divisione sociale
Il punto centrale del suo intervento riguarda la perdita di quella funzione di incontro. Calabresi ha sostenuto che la città fosse un mix di persone diverse e che questa caratteristica permettesse il cosiddetto ascensore sociale. Oggi, a suo giudizio, quella possibilità si è indebolita e al suo posto si è affermata una separazione più marcata.
La denuncia riguarda anche il sistema educativo. Il giornalista ha parlato di istituti che tendono a muoversi in direzioni opposte: da una parte quelli orientati verso l’alto, dall’altra quelli schiacciati verso il basso e sempre meno capaci di comunicare con gli altri. Da qui l’invito a ricominciare a incontrarsi e a frequentarsi, per ricostruire legami tra gruppi che rischiano di vivere nella stessa area urbana senza condividere più esperienze.
La conclusione è stata netta: non possono esistere due mondi separati, né due città né due modelli scolastici privi di collegamento. Il richiamo di Calabresi parte dalla sua esperienza personale, ma si concentra su una questione più ampia: la necessità di preservare occasioni di confronto e mobilità sociale all’interno di Milano.