Decisione giudiziaria

A Milano la pena per Ventura non è prescritta

Il 76enne, rifugiato nella capitale francese, resta libero in attesa del giudizio di legittimità

A Milano la pena per Ventura non è prescritta

La condanna a 14 anni di reclusione inflitta a Raffaele Ventura, ex esponente delle Formazioni comuniste combattenti, non è prescritta. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Milano, accogliendo la tesi sostenuta dalla procuratrice generale Francesca Nanni al termine di un articolato percorso giudiziario sviluppatosi tra i giudici milanesi e la Corte di Cassazione.

Ventura, oggi 76enne e da anni rifugiato a Parigi, è stato condannato per il concorso morale nell’omicidio del vicebrigadiere di polizia Antonio Custra. L’agente venne ucciso a Milano durante le manifestazioni di piazza del 14 maggio 1977. La sentenza di condanna è diventata definitiva il 27 settembre 1996, ma l’esecuzione della pena non è mai stata completata.

Il fermo in Francia

Il punto centrale della decisione riguarda un episodio avvenuto il 17 luglio 2017. In quella data, la polizia francese fermò Ventura e lo trattenne per circa tre ore in una stazione di Parigi. L’uomo venne poi scarcerato perché la normativa transalpina limita l’applicazione del Mandato di Arresto Europeo ai fatti commessi dopo la sua entrata in vigore.

Secondo la procura generale, posizione ora condivisa dalla Corte d’Appello, quel trattenimento ha costituito una limitazione, seppure breve, della libertà personale. Durante il fermo Ventura sarebbe stato inoltre consapevole che l’intervento delle autorità francesi era collegato all’esecuzione della condanna definitiva per il delitto Custra.

Per i giudici, l’iniziativa della polizia francese dimostra che le autorità italiane non sono rimaste inattive. Il fermo è stato quindi considerato un atto interruttivo della prescrizione: il termine è stato azzerato e il conteggio è ripartito dal 2017. La pena residua, secondo questa ricostruzione, resta dunque ancora eseguibile.

La contestazione della difesa

La difesa di Ventura contesta l’interpretazione adottata dai magistrati milanesi. L’avvocato Davide Steccanella ha annunciato il ricorso in Cassazione e sostiene che non sia possibile considerare l’inizio dell’esecuzione della pena una permanenza di tre ore in una stazione di polizia, senza la convalida o l’intervento di un giudice.

Il legale rileva inoltre che il fermo era stato disposto sulla base di un mandato di arresto europeo nel quale venivano indicate condanne relative a fatti commessi fino al 1976, un anno prima dell’omicidio Custra. Secondo la difesa, nel documento non vi sarebbe stato alcun riferimento né all’omicidio del vicebrigadiere né allo stesso reato contestato a Ventura.

L’ex terrorista attenderà in stato di libertà la decisione definitiva della Corte di Cassazione. Con ogni probabilità continuerà a vivere in Francia, dove si trova da anni e da dove, oltre tre anni fa, era stata rifiutata la sua estradizione.