La Procura di Milano ha disposto il sequestro preventivo e d’urgenza di oltre 10 milioni di euro nei confronti di Gofo Italia, Imile Italy e RMS Network. Le tre società operano rispettivamente nella logistica, nelle spedizioni dell’ultimo miglio e nei servizi di sicurezza, vigilanza privata, portierato e controllo degli accessi. Secondo le contestazioni contenute nei decreti, l’inchiesta riguarda frodi fiscali, caporalato e somministrazione illecita di personale.
La filiera degli appalti
Le prime due aziende sono attive nello stoccaggio e nella consegna a domicilio di pacchi destinati anche ai grandi operatori internazionali dell’e-commerce. RMS Network, invece, forniva servizi di vigilanza a importanti realtà del commercio e dell’industria. Tra i clienti citati nelle carte figurano Decathlon, Bricocenter, MediaWorld, McDonald’s, Bricoman-Tecnomat, Scarpe & Scarpe, Game 7 Athletics e il Gruppo Marcegaglia. Le aziende clienti, precisano gli atti, non risultano indagate.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, le committenti avrebbero acquistato i servizi da società formalmente incaricate degli appalti, mentre l’esecuzione concreta sarebbe stata affidata a cascata ad altre imprese, definite società filtro o serbatoio. Queste realtà avrebbero fornito la manodopera mantenendo però un controllo sostanziale su turni, organizzazione e direttive. In questo modo, sostiene la Procura, lungo la catena degli appalti sarebbero stati trasferiti il peso dell’evasione fiscale e la compressione del costo del lavoro.
Paghe alterate e società di breve durata
I contratti di appalto sarebbero stati utilizzati per mascherare una somministrazione illecita di lavoratori. Le società intermediarie, spesso caratterizzate da una durata limitata e rappresentate da prestanome, avrebbero omesso il versamento dell’IVA e ridotto la base imponibile contributiva attraverso la manipolazione delle buste paga. Una parte della retribuzione sarebbe stata così indicata come diarie, trasferte, mensa e ristorni, voci non imponibili secondo quanto riportato nei provvedimenti, con l’effetto di abbassare il salario dichiarato e i contributi dovuti.
Quando le società accumulavano debiti con l’Erario, secondo gli investigatori, venivano lasciate fallire o svuotate. In alcuni casi il denaro sarebbe stato trasferito verso paradisi fiscali. Il sistema avrebbe coinvolto anche la continuità occupazionale dei dipendenti: una volta esaurita la funzione di una società, i lavoratori sarebbero stati spostati in un’altra cooperativa o impresa della filiera, con il rischio di perdere il posto in caso di rifiuto. Gli operai sarebbero rimasti così dipendenti dalle cosiddette società serbatoio, impiegati in settori essenziali per le consegne e la sicurezza ma esposti a condizioni economiche e contrattuali precarie.
I sequestri rappresentano il primo esito patrimoniale dell’indagine milanese. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e le società coinvolte potranno esercitare il diritto di difesa. Dalle carte emerge, secondo la Procura, un modello fondato sull’interposizione illecita di manodopera e sull’uso della filiera degli appalti per ridurre costi fiscali e contributivi, scaricandone le conseguenze sui lavoratori.