Alcune pagine Instagram stanno diffondendo contenuti che invitano le curve del tifo organizzato a intervenire contro le proteste esplose a Milano. Gli appelli fanno riferimento agli scontri del 17 e 18 ottobre in piazza del Duomo, dove si sono registrati episodi di violenza, danneggiamenti e saccheggi.
Nei post e nelle storie condivise online compaiono richiami nazionalisti, immagini generate con l’intelligenza artificiale e simboli legati alla forza e alla guerra. In alcuni casi sono presenti anche armi da fuoco e slogan rivolti contro chi non viene riconosciuto come un "vero italiano". Il messaggio diffuso è quello di una mobilitazione delle curve sotto un’unica bandiera, con l’obiettivo dichiarato di fermare le proteste.
Gli appelli alla controprotesta
Le pubblicazioni invitano gli appartenenti ai gruppi organizzati del tifo a entrare in apposite chat e comunità online, dove la mobilitazione potrebbe essere coordinata. Tra le frasi rilanciate figurano richiami alla difesa della patria e l’invito a "far vedere chi sono gli italiani". Aquile, bandiere tricolori, figure ispirate all’antica Roma e immagini di un mitra vengono utilizzate per accompagnare una comunicazione dal tono minaccioso.
Un altro contenuto richiama l’articolo 52 della Costituzione, secondo cui la difesa della patria è un sacro dovere del cittadino. Il riferimento viene però inserito in una narrazione che individua un nemico interno in chi non condivide quei valori nazionalisti e reazionari. L’obiettivo, secondo la lettura dei contenuti diffusi, sarebbe sfruttare la paura generata dagli scontri per alimentare una contrapposizione tra fazioni.
La posizione delle curve
Gli episodi avvenuti nel centro di Milano hanno provocato vetrine distrutte, negozi saccheggiati e la chiusura precauzionale di alcune boutique, preoccupate per possibili nuovi attacchi. Su questo clima si innestano ora messaggi che prospettano una reazione organizzata e che rischiano di trasformare la tensione in ulteriori disordini.
Al momento, le curve milanesi non hanno aderito pubblicamente agli appelli circolati sui social. Le iniziative restano quindi affidate alle pagine e ai gruppi online che stanno rilanciando la richiesta di una controprotesta, accompagnata da contenuti ideologici e da riferimenti espliciti alla violenza.