È stato rintracciato tra Rho e Baggio Ayoub Makkaoui, il 35enne con precedenti per spaccio che risultava irreperibile da maggio. L’uomo era destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere per produzione e traffico di stupefacenti ed è ritenuto dalla Procura il possibile regista occulto di alcuni arresti illegali contestati a una squadra di agenti della polizia locale di Milano.
La cosiddetta squadretta, composta da sei vigili attualmente ai domiciliari, avrebbe agito anche sulla base delle indicazioni fornite dal pusher. Secondo i pm Giovanni Tarzia e Francesca Celle, Makkaoui avrebbe segnalato alle forze dell’ordine persone da controllare con l’obiettivo di liberarsi dei concorrenti nel mercato della droga.
Il rapporto con l’ex commissaria
Al centro dell’inchiesta c’è in particolare il rapporto tra il 35enne, di nazionalità marocchina, e l’ex commissaria Ilenja Sabato, che nei giorni scorsi si è dimessa dall’incarico. Nell’ordinanza firmata dal gip Elio Sparacino si legge che gli agenti sarebbero stati consapevoli di stare aiutando Makkaoui. In un’intercettazione del 5 agosto, il sesto vigile arrestato, Giorgio Baroni, avrebbe parlato di una situazione di reciproca soddisfazione.
Stando alla ricostruzione della Procura, il pusher avrebbe indicato i soggetti da colpire e, in alcuni casi, avrebbe impartito veri e propri ordini agli agenti. Sarebbe inoltre intervenuto durante le perquisizioni per cercare direttamente la droga e avrebbe criticato l’operato dei vigili quando, a suo giudizio, non avrebbero seguito le direttive impartite. Secondo il giudice, queste operazioni non avrebbero comunque ridotto l’attività di spaccio.
Le contestazioni agli agenti
Makkaoui avrebbe anche organizzato e finanziato compravendite di sostanze stupefacenti, coinvolgendo altre persone attualmente indagate e utilizzate come esche. Nell’attività sarebbero state impiegate anche strumentazioni tecniche e dispositivi di controllo da remoto non autorizzati.
Gli arresti illegali contestati sono al momento circa dieci. Nel corso degli accertamenti, alcuni agenti avrebbero indicato altri cinque falsi verbali d’arresto che non erano ancora emersi. In uno degli episodi, secondo l’accusa, la squadra si sarebbe autotassata per acquistare la droga da utilizzare come esca e procedere poi all’arresto.