Restano agli arresti domiciliari i sei agenti della polizia locale di Milano indagati per presunti arresti illegali. Il gip del Tribunale di Milano, Elio Sparacino, ha ritenuto sufficiente la misura già disposta dal Tribunale del Riesame, respingendo la nuova richiesta della Procura per la custodia cautelare in carcere.
La richiesta era stata avanzata dopo l’ampliamento dell’inchiesta, che ha portato a ricostruire almeno otto episodi e a contestare ai sei agenti, a vario titolo, 33 capi d’imputazione. Le accuse comprendono peculato, falso ideologico, calunnia e arresto illegale. Nel procedimento risultano complessivamente indagate 15 persone.
L’indagine sulla squadra
L’inchiesta, coordinata dal pm Giovanni Tarzia e condotta dalla polizia locale, era partita dagli accertamenti sull’arresto di un presunto spacciatore avvenuto il 16 luglio. Il 6 agosto aveva portato all’arresto della commissaria Ilenja Sabato e degli altri componenti della squadra, indicata negli atti come la "squadretta". In un secondo momento, il Riesame aveva sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari per tutti gli indagati.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli episodi contestati riguarderebbero soprattutto interventi legati a fatti di droga. Tra gli elementi acquisiti c’è una chat WhatsApp denominata "siamo stupefacenti", nella quale i sei agenti si sarebbero confrontati sulle operazioni. In una conversazione sarebbe comparso il riferimento alla possibilità di fermare una persona e caricarla subito in auto per evitare che qualcuno assistesse alla scena.
La decisione del gip
La Procura aveva motivato la richiesta di carcere con il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato. Per questo i sei indagati sono stati nuovamente interrogati dal gip Sparacino. Durante questa fase, Sabato ha presentato le proprie dimissioni dall’incarico.
Al termine degli interrogatori, il giudice ha confermato i domiciliari per l’ex commissaria e per gli agenti Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo. La stessa misura è stata mantenuta per Giorgio Baroni, sottoposto anche a una perquisizione con il sequestro di telefoni e altri dispositivi. L’inchiesta prosegue per chiarire responsabilità e circostanze degli episodi contestati.