Dergano, quartiere di Milano, sta attraversando una fase di trasformazione che coinvolge gli spazi pubblici, le abitudini e la composizione della comunità. A raccontarla è Mariano, istruttore di nuoto sincronizzato e residente che ha vissuto nella zona fino al 2020, prima di trasferirsi in Sardegna e rientrare recentemente nel capoluogo lombardo. Il suo punto di vista è quello di chi conosce il quartiere da tempo e può confrontarne l’identità passata con i cambiamenti più recenti.
Prima della partenza, ha spiegato a Fanpage.it, Dergano gli appariva come un piccolo paese dentro la metropoli: un luogo caratterizzato da relazioni di vicinato, familiarità e partecipazione. Al ritorno, Mariano ha notato un quartiere più interessato da interventi di riqualificazione, nuovi abitanti e una crescente attenzione alla qualità degli spazi. Un processo che interpreta come gentrificazione, con effetti non esclusivamente negativi ma capace, secondo la sua analisi, di modificare profondamente gli equilibri sociali.
Il valore degli spazi condivisi
Per Mariano, migliorare le aree comuni, rendere più accoglienti le strade e aumentare il benessere di chi vive nella zona sono obiettivi importanti. Il problema riguarda però la distribuzione dei benefici e la possibilità che tutti continuino a sentirsi parte del quartiere. La riqualificazione della piazza, la cura delle aiuole e altri interventi promossi dal Comune convivono con la presenza di gruppi di cittadini che, a suo giudizio, rischiano di rimanere ai margini della trasformazione.
Questa contraddizione sarebbe visibile anche nel giardino di Dergano, dove gli interventi sullo spazio pubblico si affiancano a situazioni di isolamento e marginalità. La gentrificazione, ha osservato il residente, può portare servizi e opportunità, ma anche ampliare la distanza tra chi dispone di maggiori risorse economiche e chi fatica a trovare il proprio posto nella nuova realtà. La frattura non riguarda soltanto il potere d’acquisto, ma anche il senso di appartenenza e la possibilità di partecipare alla vita collettiva.
La cura come responsabilità comune
Nel ragionamento di Mariano rientra anche il tema dei rifiuti abbandonati e della sporcizia. Non si tratterebbe soltanto di una questione di decoro o di controlli, ma di un possibile segnale dello smarrimento di un legame con il territorio. Chi non si sente coinvolto, sostiene, potrebbe percepire lo spazio pubblico come estraneo e quindi non avvertire una responsabilità diretta nel mantenerlo pulito.
La risposta, secondo il residente, non può limitarsi a rendere più belli i luoghi o a introdurre nuove regole. Servirebbero partecipazione, associazionismo e una cultura condivisa della cura, così da trasformare gli spazi riqualificati in luoghi realmente vissuti da tutti. La sfida per Dergano sarebbe quindi evitare una separazione tra vecchi e nuovi abitanti e preservare la dimensione comunitaria che ha caratterizzato il quartiere, accompagnando il cambiamento con maggiore inclusione sociale.