Misura preventiva

Aggredito un rabbino a Milano, tre giovani colpiti dal foglio di via

La vittima riferisce calci dopo uno scherzo al copricapo; contestata l’aggravante legata all’odio religioso

Aggredito un rabbino a Milano, tre giovani colpiti dal foglio di via

Tre giovani individuati come responsabili dell’aggressione ai danni di un rabbino sono stati raggiunti dal foglio di via obbligatorio da Milano per la durata di un anno. Il provvedimento è stato disposto dalla questura dopo l’episodio avvenuto in piazza Bande Nere, dove il religioso sarebbe stato accerchiato e colpito mentre si trovava alla fermata di un autobus.

La ricostruzione della vittima

Il rabbino ha raccontato di essere stato avvicinato dal gruppo mentre utilizzava lo smartphone per inviare un messaggio. Secondo la sua ricostruzione, uno dei ragazzi gli avrebbe tolto il cappello, dando vita a una scena accompagnata dalle risate degli altri due. L’uomo sarebbe riuscito a recuperare il copricapo, ma la situazione sarebbe poi degenerata.

Quando ha preso il telefono per documentare quanto stava accadendo, uno dei giovani lo avrebbe colpito con alcuni calci, facendolo cadere dal marciapiede sulla strada e continuando poi a colpirlo. Il religioso ha spiegato di essere stato circondato e di aver vissuto momenti di paura, mentre i tre si allontanavano. I filmati realizzati dalla vittima mostrerebbero infatti i giovani soltanto di spalle durante la fuga.

L’aggravante contestata

Davanti alla giudice, il ventenne incensurato indicato come autore materiale delle violenze ha cercato di ridimensionare l’accaduto. Il giovane ha sostenuto di aver perso la testa soltanto dopo che il rabbino aveva iniziato a scattare fotografie al gruppo. Ha inoltre dichiarato di non aver riconosciuto l’uomo come ebreo e di non avere posizioni politiche sul conflitto a Gaza.

La versione difensiva non ha convinto la procura né il tribunale. Secondo l’impostazione del pm Gaglio, condivisa dalla giudice, il gesto iniziale di sottrarre il cappello, considerato un accessorio dal forte valore simbolico e religioso, configura l’aggravante del reato d’odio. Per chiarire la sequenza dei fatti, la procura ha disposto l’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.

Nel provvedimento notificato ai tre, la questura ha evidenziato modalità ritenute indicative di un grave pericolo sociale. L’atto sarebbe stato compiuto nel pomeriggio con brutale violenza fisica, senza considerazione per l’incolumità della vittima e con conseguenze tali da provocare allarme nella comunità milanese. Per questo, oltre agli accertamenti giudiziari, è stata applicata la misura di prevenzione che impone ai giovani di lasciare Milano e di non rientrarvi per un anno.