Arte contemporanea

Retaggi Lunari, a Milano la personale di Riccardo Angelini

Trentatré tavole esplorano identità, memoria e trasformazione attraverso materia e percezione.

Retaggi Lunari, a Milano la personale di Riccardo Angelini

La galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea inaugura la nuova stagione espositiva con la mostra personale di Riccardo Angelini, intitolata Retaggi Lunari. Il progetto sarà aperto al pubblico da giovedì 24 settembre 2026, dalle 12 alle 20.30, nella sede di Milano, in via Monte di Pietà 1A.

La mostra rappresenta un nuovo passaggio nella ricerca dell’artista e si sviluppa in continuità con i cicli precedenti, orientandosi però verso ulteriori direzioni espressive. Nel lavoro I Tre Segni dell’Esistenza, Angelini aveva preso in esame le condizioni dell’essere attraverso i concetti buddhisti di Anicca, legato all’impermanenza, Dukkha, riferito alla sofferenza, e Anattā, associato al non-sé. In questo nuovo progetto l’attenzione si sposta sulla forma attraverso cui tali condizioni prendono corpo.

Un sistema composto da 33 tavole

Il nucleo dell’esposizione è formato da 33 tavole, concepite come parti di un unico organismo. Ogni opera mantiene una propria autonomia, ma il rapporto con le altre amplia le possibilità di interpretazione e costruisce un insieme nel quale la differenza contribuisce all’unità. Le figure rappresentate non sono ritratti e non corrispondono a immagini simboliche definite: appaiono piuttosto come presenze ambigue e sospese.

Le immagini sono attraversate da un’identità androgina e priva di una definizione stabile. Lo sguardo dello spettatore non riesce a fissarle in modo definitivo, ma viene portato a riconsiderare continuamente ciò che osserva. L’instabilità percettiva costituisce uno degli elementi centrali del progetto, che mette in relazione memoria, tempo e trasformazione senza proporre una lettura univoca.

Materia e trasformazione

Anche il titolo richiama una condizione non definitiva. L’eredità evocata da Retaggi Lunari non viene trasmessa come una forma compiuta, ma come qualcosa in continuo divenire. Il riferimento alla dimensione lunare rimanda invece a una luce riflessa e mutevole, capace di modificare la percezione più che di offrire certezze.

Per la serie Angelini utilizza pennarelli a spirito e pennarelli a spirito acquerellabili, sui quali interviene successivamente con la lacca spray. La costruzione iniziale dell’immagine viene così sottoposta a una fase di dissoluzione e a una successiva ricomposizione della materia. Il procedimento tecnico diventa parte integrante della ricerca: alcuni pigmenti possono continuare a modificarsi lentamente anche dopo la conclusione dell’opera, producendo variazioni cromatiche nel tempo.

Le opere, presentate insieme, formano un sistema di relazioni nel quale non esiste un centro privilegiato. Il visitatore è invitato a passare dal dettaglio all’insieme, osservando come ciascuna tavola condizioni la lettura delle altre. La mostra non si limita quindi a rappresentare una figura, ma mette in scena l’idea di un’identità che continua a ridefinirsi nel rapporto tra esperienza, memoria e mutamento.