Devono restare in carcere i due uomini albanesi arrestati nel maggio 2026 con l’accusa di appartenere a una banda specializzata nei furti in appartamento. I due, residenti a Melzo, avevano chiesto la sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari, ma il ricorso è stato respinto.
La decisione è arrivata a settembre, quando la Corte di Cassazione ha confermato per entrambi la permanenza in carcere. Al centro dell’inchiesta c’è un gruppo ritenuto responsabile di diversi colpi messi a segno in abitazioni signorili delle Marche e dell’Emilia-Romagna, pur avendo la propria base nell’area dell’Est milanese.
Le auto nascoste nel box
Per gli spostamenti la banda avrebbe utilizzato vetture di lusso, tra cui una Porsche Panamera e una Mercedes Classe A Amg. Le automobili erano nascoste in un box di Vimodrone, in via Olgettina, luogo indicato dagli investigatori come uno dei punti di appoggio del gruppo.
Secondo quanto ricostruito nell’indagine, i malviventi prendevano di mira abitazioni di pregio. Per entrare negli appartamenti sfruttavano le proprie capacità acrobatiche, arrampicandosi lungo grondaie e tubi del gas fino a raggiungere gli ingressi. Una volta all’interno, portavano via orologi, oggetti preziosi, capi d’abbigliamento firmati e denaro contante.
Il riconoscimento durante un furto
L’inchiesta era partita da Pesaro, dove durante uno dei furti alcuni componenti della banda sarebbero stati ripresi a volto scoperto dalle telecamere di sorveglianza. Le immagini hanno consentito alle forze dell’ordine di procedere all’identificazione attraverso un sistema di riconoscimento facciale.
Gli arresti erano stati eseguiti a Melzo nel corso degli accertamenti. I due indagati avevano quindi impugnato l’ordinanza cautelare, chiedendo di poter attendere il procedimento ai domiciliari. Con la pronuncia della Suprema Corte, per entrambi resta invece confermata la custodia in carcere.