Il dibattito sul fine vita in Lombardia torna al centro dello scontro politico dopo il primo caso in cui la procedura è stata gestita dal servizio sanitario regionale. La vicenda riguarda Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla e morto il 25 agosto. Per la prima volta nella regione, il sistema sanitario ha seguito l’intero percorso, mettendo a disposizione anche il farmaco e la strumentazione necessari per la somministrazione.
L’interrogazione di Fratelli d’Italia
In vista della ripresa dei lavori del Consiglio regionale, prevista per giovedì 10 settembre, numerosi consiglieri di Fratelli d’Italia hanno depositato un’interrogazione a risposta immediata rivolta a Guido Bertolaso, assessore al Welfare. Il partito chiede di conoscere le modalità con cui la procedura è stata organizzata e attuata e di verificare se siano stati rispettati i principi della continuità della cura.
La richiesta arriva in un quadro di rapporti politici già complessi tra FdI e l’assessore regionale. Il capogruppo del partito in Consiglio regionale, Christian Garavaglia, ha sottolineato la necessità di affrontare il tema con un confronto istituzionale, evitando semplificazioni e contrapposizioni. Secondo FdI, servono regole chiare capaci di tutelare sia i pazienti sia i professionisti sanitari coinvolti.
Il confronto sulle regole regionali
Per i consiglieri del partito, il diritto da tutelare resta quello di vivere con dignità anche durante la malattia e la sofferenza. Da qui la richiesta di rafforzare gli investimenti in cure palliative, terapia del dolore e presa in carico dei pazienti, accanto a un quadro normativo definito sulle procedure di accesso al trattamento.
La discussione lombarda si inserisce nel confronto aperto dopo la decisione del Veneto, regione amministrata dal centrodestra, di approvare una legge regionale dedicata alle procedure che il sistema sanitario deve seguire. Il provvedimento interviene su un ambito che la Corte costituzionale ha riconosciuto a determinate condizioni, senza però delineare in modo uniforme le modalità organizzative dei servizi regionali.
Su questo punto è tornata a muoversi anche l’Associazione Luca Coscioni, che ha raccolto nuovamente le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. Il testo dovrebbe essere depositato in Regione a metà settembre e, nelle intenzioni dell’associazione, non mira a creare un nuovo diritto, ma a definire con maggiore chiarezza le procedure per garantire quanto già consentito dalla Corte costituzionale ai malati che intendono porre fine alla propria vita.
Un’iniziativa analoga è annunciata dal Partito democratico, che intende presentare in Lombardia il testo approvato in Veneto. Il Pd punta così a riaprire il confronto istituzionale anche al Pirellone, mentre la vicenda di Zuccarella ha reso concreta una discussione finora rimasta soprattutto sul piano politico e normativo.