Sono destinati a rimanere 4 lavoratori su 151 tra Nerviano Medical Sciences e Accelera. Il ridimensionamento riguarda i laboratori oncologici del polo di ricerca di Nerviano, che rischiano di arrivare a un passo dal blocco delle attività. La vicenda emerge dal documento ufficiale relativo alla procedura di licenziamento collettivo, visionato da Dossier.
Il testo è stato firmato da Hugues Dolgos, presidente dei consigli di amministrazione di Nerviano Medical Sciences e Accelera. Nel documento vengono ricostruiti i passaggi della crisi e le trattative avviate con fondi esteri, oltre alle difficoltà legate alle autorizzazioni ministeriali che, secondo quanto riportato, non sarebbero mai arrivate.
Il nodo delle trattative
La comunicazione aziendale descrive una situazione finanziaria segnata da perdite pari a 99 milioni di euro. Il quadro avrebbe reso necessario intervenire sull’organico delle due società, con una procedura che coinvolge complessivamente 151 posizioni. L’esito prospettato è la permanenza di appena quattro addetti, mentre per gli altri lavoratori si apre la prospettiva del licenziamento.
Lo stesso documento indica però che l’operazione avrebbe potuto evitare il licenziamento di 52 persone. Il passaggio è legato alle trattative con investitori e fondi stranieri, il cui eventuale esito avrebbe potuto modificare il destino di una parte dell’organico. Al momento, tuttavia, il quadro resta fortemente negativo e i laboratori sono descritti come vicini al fermo.
Il futuro del polo di ricerca
Tra gli elementi centrali della vicenda c’è anche il mancato arrivo delle autorizzazioni ministeriali necessarie a sostenere il percorso delineato nelle trattative. Il documento collega questo nodo alle difficoltà incontrate dall’azienda e alla riduzione delle possibilità di salvaguardare i posti di lavoro.
Per i dipendenti coinvolti, la procedura rappresenta una rottura con una storia professionale costruita nel polo oncologico di Nerviano. Nel testo viene richiamata la presenza di lavoratori che operano nella struttura da 30 anni e che ora si interrogano sul proprio futuro. Nonostante l’impostazione della procedura, il documento lascia aperta la possibilità che non sia ancora stata scritta l’ultima parola sulla composizione definitiva dell’organico.
La vicenda mette così insieme il dissesto economico delle società, il fallimento o il rallentamento delle trattative con soggetti esteri e l’incertezza sulle autorizzazioni pubbliche. Sullo sfondo resta il rischio che un polo dedicato alla ricerca oncologica perda quasi interamente la propria struttura, con quattro soli lavoratori destinati a rimanere in servizio rispetto ai 151 inizialmente coinvolti.