Detenzione reale

Un corto porta la vita carceraria alla Mostra di Venezia

Il progetto di Cinzia Pedrizzetti coinvolge persone recluse e agenti penitenziari, con Fiorella Mannoia e Lella Costa nel cast.

Un corto porta la vita carceraria alla Mostra di Venezia

Un cortometraggio girato interamente all’interno del carcere milanese di San Vittore racconta la quotidianità dietro le sbarre attraverso lo sguardo di chi vive e lavora nella struttura. Si tratta di Caffè nero bollente, film diretto da Cinzia Pedrizzetti e presentato alla Mostra del cinema di Venezia.

Al centro del progetto ci sono i detenuti e gli agenti della polizia penitenziaria, coinvolti in una narrazione costruita dentro le mura dell’istituto. Il lavoro punta a mostrare da vicino la vita carceraria e le relazioni che si sviluppano all’interno di un penitenziario, dando spazio a persone normalmente osservate soltanto dall’esterno.

Il set dentro il penitenziario

Le riprese si sono svolte completamente a San Vittore, descritto nel testo come il carcere più complesso d’Italia per il numero di detenuti, ben oltre la soglia. La scelta di utilizzare gli ambienti reali del penitenziario consente al cortometraggio di mantenere un legame diretto con il contesto che intende raccontare.

Ad eccezione dei due protagonisti della pellicola, gli altri personaggi sono persone reali: detenuti trasformati in attori e chiamati a interpretare una storia collegata alla propria esperienza. Nel cast figurano anche Fiorella Mannoia, nel ruolo di una detenuta, e Lella Costa, che interpreta un’avvocata.

Dalla fotografia al cinema

Il titolo del film richiama la canzone Caffè nero bollente di Fiorella Mannoia. Il progetto è sostenuto da My Style Bags e rappresenta l’evoluzione di un precedente lavoro fotografico realizzato da Pedrizzetti e presentato alcuni anni fa alla Triennale di Milano.

La presentazione alla Mostra del cinema di Venezia porta così all’attenzione del pubblico un’opera nata all’interno di un istituto penitenziario e costruita con il coinvolgimento diretto di detenuti e personale carcerario. Il cortometraggio unisce quindi dimensione cinematografica e testimonianza, mantenendo il carcere come luogo principale della storia e della produzione.