Una frode fiscale basata su crediti d’imposta inesistenti per oltre 2 milioni e 300mila euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Milano. I militari hanno eseguito un sequestro preventivo del valore complessivo di circa 5 milioni di euro nei confronti di quattro società milanesi, sulla base di un provvedimento emesso dal gip su richiesta del procuratore europeo delegato alla sede di Milano.
L’attività investigativa è nata dal monitoraggio sul corretto impiego delle risorse del Pnrr. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tre società avrebbero simulato lo svolgimento di corsi di formazione destinati al personale dipendente, in realtà mai organizzati. Attraverso questa procedura sarebbero stati creati crediti d’imposta per quasi 2 milioni e 380mila euro.
Le accuse sui corsi mai svolti
I crediti sarebbero stati utilizzati per azzerare ritenute fiscali e previdenziali riferibili a centinaia di dipendenti. I lavoratori risultavano impiegati nei cantieri di imprese appaltatrici che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state consapevoli della frode. Il meccanismo si sarebbe fondato su compagini societarie fittizie e sull’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti.
Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere un’altra presunta truffa ai danni dello Stato. Due società avrebbero cercato di ottenere finanziamenti del fondo Pmi, assistiti da garanzia pubblica, per un importo complessivo di 7 milioni e 300mila euro. Anche in questo caso, secondo la ricostruzione della Procura europea, sarebbero state utilizzate strutture societarie fittizie e documentazione fiscale irregolare.
Il flusso verso Cina e Hong Kong
Le verifiche bancarie hanno consentito di ricostruire il percorso dei profitti ritenuti derivanti dalle attività illecite. Le somme sarebbero confluite in un circuito di riciclaggio internazionale, alimentato da società fittizie italiane ed estere con sede soprattutto nell’Est Europa.
Attraverso questa rete, l’organizzazione avrebbe trasferito centinaia di milioni di euro verso la Cina e Hong Kong. Il sequestro preventivo, pari a 4 milioni e 930mila euro, ha interessato quattro società coinvolte nell’utilizzo delle fatture per operazioni inesistenti o beneficiarie della somministrazione illecita di manodopera, oltre ai rispettivi rappresentanti legali.