La Procura di Milano ha chiesto la condanna all’ergastolo per Raffaele Mascia, il 22enne imputato per l’omicidio di Ivan Disar, 49 anni, e per il tentato omicidio di Pavel Koresko, 26 anni. La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Carlo Enea Parodi nel processo davanti alla Corte d’Assise di Milano.
I fatti risalgono al 15 febbraio 2025 e si sono verificati all’interno della panetteria gestita dal padre dell’imputato, in piazzale Gambara. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Polizia di Stato, recepita nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Luca Milani, il giovane avrebbe impugnato una pistola e aperto il fuoco contro i due uomini.
La ricostruzione dell’accusa
Per la Procura, la sparatoria sarebbe stata provocata da una reazione del tutto sproporzionata al comportamento delle due vittime, che avevano bevuto qualche bicchiere di troppo ma non stavano minacciando nessuno. L’accusa sostiene quindi che non vi fosse un motivo concreto per ricorrere alla arma e sparare all’interno del locale.
Nel corso del dibattimento, la difesa ha sostenuto che Mascia avrebbe agito perché intimorito da presunte minacce di morte. L’imputato avrebbe riferito ai magistrati che i due uomini avrebbero pronunciato frasi minacciose nei suoi confronti e verso il padre. Questa versione, tuttavia, non avrebbe trovato riscontri negli atti processuali esaminati durante l’istruttoria.
Le testimonianze e la posizione del padre
A smentire il racconto dell’imputato, secondo l’accusa, sono state soprattutto le testimonianze raccolte dagli agenti intervenuti sul posto. Una donna presente nella panetteria insieme alle due vittime ha dichiarato di non avere mai sentito pronunciare minacce e di non avere visto atteggiamenti violenti nei confronti del 22enne o del padre.
Alla luce di questa ricostruzione, il pubblico ministero ha chiesto anche alla Corte di trasmettere gli atti alla Procura per valutare la posizione del padre di Mascia. L’ipotesi da esaminare riguarda possibili dichiarazioni false rese durante le indagini. Si tratta di un profilo distinto rispetto alle accuse contestate al figlio.
Nel procedimento si sono costituiti parte civile i familiari di Ivan Disar e Pavel Koresko, il 26enne sopravvissuto alla sparatoria. Il legale del giovane ha definito l’aggressione una vera e propria esecuzione. Koresko è chiamato a rispondere nel processo come persona offesa per il tentato omicidio.
Dopo l’intervento della difesa, rappresentata dall’avvocato Daniele Sussman Steinberg, la Corte presieduta dai giudici togati Antonella Bertoja e Sofia Fioretta si aggiornerà per la decisione. La sentenza di primo grado è attesa nell’udienza del 28 settembre.