La commissaria Ilenja Sabato, coinvolta in un caso di arresto di cinque vigili a Milano, è stata posta ai domiciliari dal giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino, dopo l’interrogatorio di garanzia. Gli altri quattro agenti, Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo, restano invece in carcere a San Vittore. Le accuse comprendono peculato, falso ideologico e arresto illegale.
Il gip ha motivato la detenzione dei quattro agenti richiamando un “elevato rischio di inquinamento probatorio”. Nella sua ordinanza, Sparacino ha evidenziato come i quattro arrestati abbiano dato dichiarazioni solo parzialmente confessorie, cercando di proteggere i membri della loro squadra. Questo comportamento ha portato a considerare non sufficiente il loro tentativo di dissociazione dalla vicenda.
Particolare attenzione è stata riservata all’atteggiamento di Denni Dileo, che ha inizialmente dichiarato di volere rispondere alle domande, per poi avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte alle obiezioni del giudice. Secondo il gip, il comportamento degli agenti non riduce il rischio di, appunto, inquinamento probatorio, dato che hanno mostrato molte lacune nella loro memoria riguardo ai fatti recenti.
La dichiarazione di Sabato
Al contrario, la commissaria Sabato ha fornito una “ampia dichiarazione confessoria”, in cui ha chiarito che tutti gli indagati erano a conoscenza delle modalità dell’intervento a Corsico, al di fuori della giurisdizione della polizia locale. Sebbene permangano dubbi sulla disattivazione di una telecamera comunale durante l’arresto, la sua disponibilità a fornire dettagli ha ridotto il rischio di inquinamento probatorio secondo il giudice.
Il gip ha ritenuto che Sabato fosse “l’unica” a fornire un resoconto chiaro degli eventi del 16 luglio, ammettendo anche di aver falsificato i verbali dell’arresto avvenuto il 1 agosto 2023. Inoltre, Sabato ha comunicato di aver suggerito a due colleghi di contattare il pubblico ministero per chiarire la posizione della sua squadra, ma ha ricevuto un rifiuto.
Interrogata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, la commissaria ha negato che ci siano stati altri arresti con modalità diverse da quelle documentate nei verbali, sostenendo di aver compilato il verbale del pusher basandosi su quanto riferito dai suoi sottoposti.