Acqua dispersa

Lombardia: un miliardo di euro all’anno per acqua dispersa, ma Milano è tra le più efficienti

In Lombardia la dispersione idrica costa oltre un miliardo annuo, ma le città lombarde si distinguono per efficienza.

Lombardia: un miliardo di euro all’anno per acqua dispersa, ma Milano è tra le più efficienti

In Lombardia, l’acqua dispersa nella rete idrica costa oltre un miliardo di euro all’anno, contribuendo a un danno economico significativo per la Regione. A livello nazionale, il costo della dispersione idrica si avvicina ai 10 miliardi di euro (9,8 miliardi per la precisione), secondo un report dell’ufficio studi della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre, basato su dati Istat del 2022. Ogni giorno, in Italia, si perdono 157 litri per abitante, per un totale annuale di 3,8 miliardi di metri cubi, pari al 42% dell’acqua potabile immessa in rete.

Lombardia virtuosa

Nonostante il costo elevato, la Lombardia si posiziona come la terza Regione più virtuosa in Italia, con una perdita del 31,8% di acqua, superata solo da Emilia Romagna e Valle d’Aosta, entrambe con perdite poco sotto il 30%. In contrasto, la Basilicata detiene il record di dispersione, con un preoccupante 65,5%.

Città lombarde al top

Tra i capoluoghi di provincia, le città più virtuose d’Italia sono tutte lombarde: Como (9,2%), Pavia (9,4%) e Monza (11%). Milano si colloca in una buona posizione con una dispersione del 13,4%, sebbene superata da Lecce (12%).

Le principali cause della dispersione idrica in Italia includono la rottura delle condotte, l’età degli impianti, gli allacci abusivi e gli errori di misurazione. L’Italia è il paese europeo con il più alto prelievo idrico, pari a 36,5 miliardi di metri cubi (dato del 2023), seguita da Spagna (33 miliardi) e Francia (26 miliardi). Quasi la metà del prelievo idrico italiano (49%) è destinato all’agricoltura, mentre il resto è suddiviso tra residenze (23%), industria (18%) e produzione di energia elettrica (10%).

Per affrontare questa problematica, la Cgia di Mestre sottolinea la necessità di un piano infrastrutturale che preveda la realizzazione di vasche di laminazione, invasi e un miglior recupero dell’acqua piovana, attualmente limitato al 10%. In un contesto di cambiamento climatico, è fondamentale non sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta rappresenta un’occasione persa per l’economia del territorio.