La Procura di Milano ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, ricercatore italiano di 30 anni di origini marocchine, fermato nell’ambito di un’inchiesta sui contenuti diffusi dal canale social Movimento 17 ottobre. La richiesta, coordinata dalla pm antiterrorismo Francesca Crupi con il procuratore Marcello Viola, contesta all’indagato diversi reati, tra cui istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità terroristica, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e associazione con finalità di terrorismo. Le accuse riguardano anche la moglie, in relazione all’uso degli strumenti informatici.
Secondo l’impostazione accusatoria, Siher avrebbe avuto un ruolo centrale nella gestione del gruppo, arrivato in pochi giorni a quasi 9mila follower. Per i pm, le sue competenze informatiche gli avrebbero consentito di sviluppare una strategia capace di mobilitare migliaia di persone e di alimentare il rischio di disordini. Nella richiesta cautelare, i messaggi pubblicati online vengono descritti come una dichiarazione di guerra continuativa, potenzialmente idonea a generare timore nella popolazione e a destabilizzare la vita civile.
I contenuti acquisiti dagli investigatori
Tra gli elementi raccolti figura il notebook sequestrato dalla polizia postale. Sul computer risultavano programmati due messaggi Telegram, fissati per le 14:31 e le 15:31 del 24 ottobre, con indicazioni sulle piazze in cui riunirsi. I messaggi, tuttavia, non sarebbero mai stati inviati perché nel frattempo erano scattate perquisizioni e sequestri. Gli investigatori stanno inoltre esaminando WhatsApp Web, attivo sul dispositivo e privo di password, dove comparivano richieste di informazioni sulla manifestazione del 24 ottobre.
Nel materiale analizzato viene citato anche un documento intitolato Rivoluzione, istruzioni per l’uso. La Procura lo considera un testo destinato a fornire indicazioni sulle tecniche di guerriglia, mentre la descrizione riportata negli atti parla di un opuscolo ispirato alle proteste egiziane del 2011. Il documento conterrebbe riferimenti all’autodifesa passiva, come occhiali protettivi, scudi rudimentali e sistemi per attenuare gli effetti dei gas lacrimogeni, oltre a indicazioni sulle tattiche di corteo.
Le contestazioni sulla tenuta degli elementi
L’analisi degli atti evidenzia anche aspetti che dovranno essere valutati dal giudice. Per l’accusa di istigazione a delinquere vengono richiamati slogan pubblicati su Instagram, tra cui frasi di dura contestazione politica. Nei documenti, tuttavia, non emergerebbero indicazioni esplicite a colpire le forze dell’ordine o a danneggiare beni. Analoga distinzione riguarda il gruppo Telegram: alcuni messaggi violenti, come quelli che invocavano incendi o danneggiamenti alle banche, sarebbero stati pubblicati da utenti terzi e non dall’amministratore.
La Procura richiama inoltre il clima di allarme seguito agli eventi, con la chiusura anticipata di esercizi commerciali a Milano e il rafforzamento dei dispositivi di sicurezza. Questi elementi descrivono il contesto, ma dovranno essere messi in relazione con le condotte individuali contestate e con i requisiti previsti dalla legge per l’associazione con finalità di terrorismo. La difesa dovrà inoltre confrontarsi con la motivazione del pericolo di fuga, collegata negli atti alla condizione di italiano di seconda generazione e ai contatti relazionali dell’indagato, mentre tra gli elementi a suo favore vengono indicati l’assenza di precedenti penali e il radicamento sul territorio.
Restano da verificare anche i contenuti del telefono sequestrato, per il quale Siher non ha fornito le credenziali. Negli atti finora emersi non risultano contatti con hacker filorussi. L’interrogatorio di convalida davanti alla gip Tiziana Landoni, fissato per le 9:30 del 27 ottobre nel carcere di San Vittore, dovrà stabilire se sussistano il pericolo di fuga e quello di reiterazione del reato. Il giudice valuterà quindi la consistenza degli elementi raccolti e la necessità della custodia cautelare, mentre il 30enne è difeso dall’avvocata Yasmina Abu Sharar.