L’avvocato penalista Mirko Mazzali invita a distinguere tra messaggi inopportuni e condotte che possono configurare reati gravi, commentando l’arresto di Youssef Siher. Il trentenne è accusato, insieme alla moglie Sagia Hammoud, di essere tra gli ideatori della pagina Movimento 17 ottobre. Siher si trova in carcere, mentre la donna è indagata a piede libero.
Le contestazioni riguardano l’istigazione a delinquere, la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e l’associazione con finalità di terrorismo. Secondo Mazzali, però, allo stato degli atti non sarebbe ancora chiaro se i contenuti diffusi online abbiano davvero avuto una funzione di coordinamento o se siano riconducibili alla rabbia esplosa dopo gli scontri in zona Duomo a Milano.
Il ruolo dei gruppi online
Come riportato nelle carte del fermo visionate da Fanpage.it, il gruppo Telegram e la pagina Instagram sarebbero nati il 18 ottobre 2026, dopo gli episodi avvenuti tra il 17 e il 18 ottobre. Il legale riconosce che nei messaggi possano esserci state espressioni non eleganti o non opportune, ma sottolinea la necessità di verificare se tali contenuti integrino effettivamente i reati contestati, compresa l’ipotesi di eversione.
«Mi sembra difficile, almeno allo stato degli atti, che quello che è avvenuto sabato 17 ottobre e domenica 18 facesse parte di una regia», ha spiegato Mazzali, precisando di poter essere smentito dagli sviluppi dell’inchiesta. A suo giudizio, gli elementi finora disponibili restituirebbero piuttosto l’immagine di una reazione estemporanea, senza una struttura organizzata alle spalle.
L’ipotesi di eversione
Il penalista ha definito forzato, sulla base delle carte esaminate, ritenere che Siher e la moglie avessero progettato di disarticolare lo Stato. Nel richiamare il precedente delle Brigate Rosse, Mazzali ha osservato che quell’organizzazione disponeva di una struttura militare e dichiarava apertamente il proprio obiettivo eversivo. Un quadro che, secondo il legale, non emergerebbe al momento nella vicenda milanese.
Mazzali ha infine ribadito che devono essere separate le frasi stupide o inappropriate da quelle realmente dirette a istigare alla commissione di reati o a perseguire finalità eversive. La qualificazione giuridica dei contenuti e il peso delle condotte contestate dovranno essere verificati nel corso delle indagini, mentre le accuse restano da dimostrare.