Norme penali

Scontri a Milano, pene e risarcimenti per i giovani accusati

Davide Mustari illustra il quadro introdotto dal provvedimento: onere della prova, nuovi illeciti e recupero rapido delle somme.

Scontri a Milano, pene e risarcimenti per i giovani accusati

Il nuovo Decreto Sicurezza introduce, secondo l’analisi dell’avvocato Davide Mustari, un inasprimento delle conseguenze penali e patrimoniali per chi sarà accusato di aver partecipato a disordini durante manifestazioni pubbliche. Il tema riguarda anche gli scontri avvenuti a Milano il 17 ottobre, mentre il centro cittadino si preparava a possibili nuove tensioni per il 24 ottobre.

In vista di ulteriori disordini, il Governo Meloni aveva disposto un rafforzamento della sorveglianza nelle piazze, con l’impiego di 500 paracadutisti, droni e mezzi dell’esercito. Secondo Mustari, tuttavia, l’elemento centrale della stretta non sarebbe rappresentato dalla presenza militare, ma dalle nuove disposizioni legislative, destinate a modificare il quadro applicabile a maggiorenni e minorenni.

Le contestazioni per gli scontri

Per i maggiorenni identificati in relazione agli episodi del 17 ottobre, il reato più grave ipotizzato è quello di devastazione e saccheggio, punito con una pena compresa tra 8 e 15 anni. Qualora fosse contestata anche l’appropriazione di beni all’interno degli esercizi commerciali, potrebbe aggiungersi il reato di rapina, con una pena massima indicata dall’avvocato in 20 anni.

Tra le ipotesi investigative figurano inoltre la finalità di terrorismo, con pene che possono arrivare a circa dieci anni, oltre a contestazioni individuali per furti, incendi, percosse e lesioni personali. La qualificazione giuridica dei fatti spetterà comunque agli inquirenti e, successivamente, all’autorità giudiziaria sulla base degli elementi raccolti.

Minori e risarcimento dei danni

Per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni coinvolti negli scontri del 17 e 18 ottobre, Mustari ricorda che l’imputabilità deve essere valutata in relazione alla maturità del minore. Con l’entrata in vigore del decreto, sostiene il legale, il principio verrebbe capovolto per i fatti futuri: spetterebbe alla difesa dimostrare che il giovane non era consapevole della portata delle proprie azioni. I costi dell’attività difensiva ricadrebbero sulle famiglie.

Il provvedimento introduce inoltre l’articolo 420, riferito alla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, con una pena da 2 a 5 anni. La contestazione potrebbe riguardare anche una manifestazione non caratterizzata da disordini generalizzati, qualora un partecipante provochi danni a veicoli, vetrine o altri beni. Per chi organizza o promuove iniziative di questo tipo attraverso i social, la pena potrebbe arrivare fino a 12 anni.

Sul piano patrimoniale, per i danni ai beni pubblici gli atti verrebbero trasmessi al prefetto, che potrebbe emettere direttamente un’ordinanza di ingiunzione. La procedura, descritta dal legale come simile a una sanzione amministrativa, consentirebbe di richiedere le somme in tempi più brevi rispetto a un ordinario giudizio civile o penale: l’ordinanza potrebbe essere emessa in circa sette o otto mesi e diventare esecutiva entro un anno dal fatto.

Mustari ha infine espresso perplessità sull’uso del decreto legge per introdurre nuove fattispecie penali. A suo giudizio, la materia inciderebbe direttamente sulla libertà personale e dovrebbe essere affrontata attraverso il confronto parlamentare. Il decreto dovrà essere convertito dalle Camere entro 60 giorni; nel frattempo, secondo l’avvocato, potrebbero già verificarsi denunce e arresti sulla base delle nuove disposizioni.