Tensioni sociali

A Milano, un manifestante difende la protesta dopo gli scontri

Deriva spiega motivazioni e forme dell’iniziativa, contestando una lettura limitata ai danneggiamenti commerciali.

A Milano, un manifestante difende la protesta dopo gli scontri

Uno studente del collettivo Deriva, tra i partecipanti alle manifestazioni svolte a Milano nelle giornate di ottobre, ha ricostruito in un’intervista le ragioni della mobilitazione e gli episodi di violenza avvenuti nel centro cittadino. Il corteo, nato secondo il suo racconto anche attraverso appelli diffusi sui social network, si sarebbe sviluppato in un clima di forte tensione legato al caro vita, al costo degli affitti e al disagio sociale.

Il manifestante ha descritto la prima iniziativa come una mobilitazione spontanea, priva di una struttura organizzativa riconducibile a partiti politici. A suo giudizio, la presenza in piazza avrebbe rappresentato il malessere di una parte della popolazione milanese. Il collettivo, ha spiegato, aveva inoltre indicato una posizione antifascista e intendeva impedire la presenza o la strumentalizzazione da parte di gruppi di estrema destra.

Il blocco in via Broletto

Secondo la ricostruzione dello studente, il momento di maggiore tensione sarebbe arrivato quando il corteo è stato fermato in via Broletto. I manifestanti, ha riferito, sarebbero rimasti bloccati per oltre un’ora, mentre le forze dell’ordine effettuavano cariche di alleggerimento e impedivano al gruppo di proseguire o defluire. Per il giovane, quella situazione avrebbe contribuito all’esplosione dei disordini successivi.

Nel corso della mobilitazione si sono registrati danneggiamenti alle vetrine, aggressioni ai negozi e ulteriori momenti di conflitto. L’intervistato ha sostenuto che il clima fosse già molto acceso, ma ha negato che l’obiettivo iniziale fosse cercare lo scontro. Ha attribuito l’escalation anche alla percezione di un atteggiamento repressivo da parte della polizia e al mancato dialogo con i partecipanti.

Il corteo nelle vie centrali di Milano avrebbe avuto, nella lettura del manifestante, un valore simbolico. Il centro cittadino è stato definito uno spazio esclusivo, caratterizzato da costi elevati e dalla concentrazione di attività economiche e flussi turistici. L’occupazione di quelle strade sarebbe stata quindi interpretata come un tentativo di riconquistare spazi inaccessibili per chi vive una condizione economica sempre più difficile.

Il futuro della mobilitazione

Lo studente non ha espresso una condanna o un’approvazione netta per le azioni violente. Ha sostenuto che non sia possibile dividere la piazza tra partecipanti pacifici e protagonisti degli scontri, né ridurre l’intera vicenda alle vetrine danneggiate. Allo stesso tempo, ha precisato che la violenza non può essere considerata una pratica da replicare, pur ritenendo necessario analizzare le cause che l’hanno generata.

Il collettivo, ha aggiunto, punta a spostare la mobilitazione su un piano più politico, collegando le difficoltà vissute a Milano con le proteste di altri gruppi sociali, comprese quelle degli agricoltori nel Mezzogiorno. L’intervistato ha infine rivendicato la presenza di organizzazioni diverse nella piazza e ha riconosciuto che Deriva rappresenta soltanto una parte del movimento, senza la pretesa di riassumerne tutte le posizioni.