Milano ospita L’idea del colore, la mostra dedicata a Jorrit Tornquist, artista e teorico tra i principali protagonisti della ricerca cromatica europea della seconda metà del Novecento. Il progetto, curato da Flaminio Gualdoni e realizzato in collaborazione con l’Archivio Jorrit Tornquist, riunisce opere che dagli anni Sessanta arrivano alla produzione più recente, ricostruendo un percorso sviluppato nell’arco di oltre sessant’anni.
L’esposizione milanese segue Colour is Space in Itself, presentata nella sede storica di ABC-ARTE a Genova, ma si propone come un capitolo autonomo e complementare. Il progetto prende avvio da uno dei principi centrali dell’artista: il colore non è un semplice attributo della forma, bensì una componente capace di costruire lo spazio e di modificare il modo in cui viene percepito. La rassegna mette così in relazione opere, riflessioni teoriche e sperimentazioni rivolte all’ambiente.
Tra arte, scienza e architettura
Nato a Graz nel 1938, Tornquist studiò biologia e architettura prima di avviare, nel 1959, una ricerca sistematica sul rapporto tra luce, superficie e colore. Dopo il trasferimento in Italia nel 1964, sviluppò qui gran parte della propria attività artistica e teorica, adottando un metodo analitico basato sullo studio del colore come fenomeno fisico e percettivo.
Nel corso degli anni la sua ricerca superò i confini della tela per confrontarsi con l’architettura e il design. Tra gli interventi permanenti realizzati figurano Jakomini Platz a Graz, il termoutilizzatore ASM di Brescia e il Ponte di Expo 2015 a Milano. In questi lavori il colore assume una funzione ambientale e interviene sull’esperienza concreta dei luoghi, modificandone la lettura e la relazione con chi li attraversa.
Un’opera da attraversare
Il fulcro dell’esposizione è XY diagonale, opera del 2013 sviluppata a partire da un progetto del 1975. In questo lavoro il colore abbandona la sola superficie pittorica e diventa un’esperienza da percorrere fisicamente. Il visitatore non si trova soltanto davanti all’opera, ma viene coinvolto nella sua configurazione: la percezione diventa parte integrante del lavoro e contribuisce a ridefinire l’ambiente.
Il nucleo teorico della ricerca è riassunto nell’affermazione pronunciata da Tornquist nel 1974, secondo cui il colore è spazio in sé. Per il curatore Flaminio Gualdoni, si tratta della materia problematica non solo del vedere, ma del vedere stesso. La mostra traduce questa impostazione in un insieme di opere che affrontano il rapporto tra luce, ambiente, percezione e costruzione dello spazio.
Il progetto proseguirà anche negli Stati Uniti: in contemporanea con l’appuntamento milanese, ABC-ARTE presenterà un nucleo di opere dell’artista a Untitled Art Houston. A completare l’iniziativa sarà un catalogo monografico realizzato con l’Archivio Jorrit Tornquist, con le opere delle esposizioni di Genova e Milano, lavori storici, testi critici e materiali d’archivio.
Nel corso della carriera Tornquist ha esposto in gallerie, musei e spazi pubblici italiani e internazionali. Nel 1986 partecipò alla 42ª Biennale di Venezia, nella sezione Colore, dove presentò le Cassette didattiche. La sua attività teorica comprende anche il volume Colore e luce. Teoria e pratica, pubblicato nel 1998. Le sue opere sono conservate, tra gli altri, al mumok di Vienna, alla Neue Galerie di Graz e al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. Tornquist è morto a Cisano Bergamasco nel 2023.