Valentina Ferragni ha raccontato il periodo più difficile attraversato dalla sorella Chiara dopo l’esplosione del Pandoro Gate e la fine del matrimonio con Fedez. La testimonianza è arrivata durante la partecipazione al podcast One more time, condotto da Luca Casadei, in un’intervista ripresa da Today.
Secondo il racconto della sorella minore, la vicenda ebbe pesanti conseguenze sul piano emotivo per l’imprenditrice digitale, che in quei mesi avrebbe progressivamente ridotto i contatti con l’esterno. La famiglia si sarebbe quindi organizzata per starle accanto con continuità, alternandosi nella sua abitazione e cercando di evitare che rimanesse sola.
La presenza della famiglia
Valentina ha spiegato che, all’inizio del Pandoro Gate, lei, la sorella Francesca e i genitori si mossero per sostenere Chiara. La donna, secondo quanto riferito, non voleva uscire di casa e faticava anche a mangiare. Per questo i familiari restavano con lei il più possibile, arrivando a fermarsi anche durante la notte.
La sorella ha descritto episodi quotidiani che restituiscono il clima vissuto in casa. In alcune occasioni avrebbe mangiato prima di raggiungere Chiara, salvo poi tornare a tavola con lei quando la vedeva cercare compagnia per riuscire a nutrirsi. Anche la madre si sarebbe fermata a dormire, mentre la famiglia cercava di coinvolgere i figli di Chiara per aiutarla a uscire dall’isolamento.
Rispondendo alle domande del conduttore sui timori di quei giorni, Valentina ha parlato della paura che una persona in quelle condizioni potesse compiere gesti estremi. Il riferimento è a una fase di forte sofferenza vissuta tra le mura domestiche, mentre sull’imprenditrice si concentravano l’attenzione mediatica e le conseguenze giudiziarie del caso.
Il procedimento giudiziario
La testimonianza è stata resa dopo la conclusione del procedimento penale legato al caso. Il 14 gennaio dello scorso anno, Chiara Ferragni è stata prosciolta dal giudice della terza sezione penale di Milano per improcedibilità, dopo che il reato di truffa aggravata contestato inizialmente dai pubblici ministeri non era stato ritenuto sussistente.
Il capo d’imputazione era stato derubricato a truffa semplice, fattispecie procedibile soltanto attraverso querela di parte. Dopo il versamento dei risarcimenti da parte di Ferragni, il Codacons aveva ritirato la querela e il procedimento era quindi decaduto. Nell’inchiesta erano stati coinvolti anche l’ex collaboratore Fabio Maria Damato e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo, per i quali la Procura aveva inizialmente formulato richieste di condanna.