Inchiesta milanese

Cellulari sotto esame per i cinque agenti arrestati

Contestati peculato, privazione della libertà e falso ideologico; giudici valuteranno ricorsi dei coinvolti.

Cellulari sotto esame per i cinque agenti arrestati

Partono oggi gli accertamenti tecnici non ripetibili sui cellulari sequestrati ai cinque appartenenti alla Polizia locale di Milano arrestati nell’ambito di un’inchiesta per peculato, arresto illegale e falso ideologico. Tra gli indagati figurano la comandante Ilenja Sabato e gli agenti Denni Dileo, Mattia Rignanese, Rosario Piscopo e Vincenzo Compagnone.

La prima attività prevista è la copia forense dell’intero contenuto dei dispositivi. Successivamente saranno individuate le parole chiave da utilizzare per estrarre chat, messaggi di posta elettronica, video e fotografie potenzialmente utili agli investigatori. La quantità di materiale presente nei telefoni potrebbe rendere l’analisi articolata e richiedere tempo.

Le richieste delle difese

I legali degli indagati auspicano che i criteri di ricerca possano essere definiti attraverso un confronto tra le parti. Secondo la difesa, l’esame dei dispositivi potrebbe dimostrare che i cinque agenti non hanno mai incassato denaro. Il riferimento è all’ipotesi di appropriazione di 1.450 euro contestata dagli inquirenti.

Nel frattempo, tutti gli agenti hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame. Quattro di loro si trovano ancora nel carcere di San Vittore, mentre per la commissaria Sabato sono stati disposti gli arresti domiciliari nei giorni scorsi. L’udienza potrebbe essere fissata già alla fine di agosto, secondo i tempi previsti dalla procedura.

Dal momento della ricezione degli atti trasmessi dalla Procura, i giudici del Riesame hanno dieci giorni per fissare l’udienza. Le difese si preparano a presentare i propri elementi, anche alla luce degli accertamenti sui telefoni. I tempi sono legati all’attività del pubblico ministero di Milano Giovanni Tarzia.

L’episodio al centro dell’indagine

L’inchiesta riguarda un intervento compiuto lo scorso 26 luglio, quando il gruppo di agenti arrestò un uomo nordafricano indicato come pusher. Per la Procura, l’arresto sarebbe stato illegale perché eseguito a Corsico, al di fuori dell’area di competenza della Polizia locale di Milano. All’operazione sarebbe seguita la sottrazione del denaro ora oggetto della contestazione per peculato.